Nella mia esperienza come insegnante di scuola primaria, ho notato che l'atteggiamento degli adulti nei confronti delle credenze che i bambini hanno sulla magia e sui suoi effetti positivi, e' spesso restrittivo se non addirittura limitante della piena espressione del bambino nell'ambiente in cui vive. Se non altro, per il fatto che molte azioni educative messe in atto dagli adulti, ne limitano la creatività.
Per far fronte a questo problema , a mio avviso, sarebbe importante dare più spazio alla lettura di fiabe dove la componente magica e' piuttosto diffusa e dove il bambino si può identificare nell'elemento (personaggio) buono o cattivo, senza la paura di essere giudicato dagli altri. E tantomeno valutato in prove didattiche e scolastiche.
Solo la piena espressione del pensiero animistico (cfr. Piaget e le sue opere), consente al bambino di vivere una dimensione diversa e astratta, in cui collocare il suo mondo, fatto di fantasia ed estraneo a quello adulto, costituito da imposizioni ed autoritarismi.
Dr. Elio Chiavassa
Psicoterapeuta
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martedì 16 aprile 2013
mercoledì 10 aprile 2013
MAGIA BIANCA
Magia bianca
Nei confronti della magia gli studiosi di questo settore consigliano di adottate un atteggiamento di apertura mentale che consente di comprendere le esperienze dei nostri simili anche in culture diverse dalla nostra.
Un esempio molto significativo in questo senso, proviene da un settore di conoscenze abbastanza recente, l'antropologia culturale che inizia ad essere una scienza umana verso la fine del XIX sec (diciannovesimo secolo: 1800).
A proposito di magia, un certo Evans Pritchard, un antropologo inglese, negli anni Trenta, compi' degli studi sulle credenze degli azande, popolazione del Sudan meridionale e riuscì a mettere in luce il fatto che questi popoli riportassero ogni accadimento nella loro vita quotidiana a spiegazioni che rimandavano alla magia e alla stregoneria. Queste spiegazioni che appaiono alla nostra cultura oltremodo strane e forse, per certi versi, anche strampalate, in realtà, alla luce del modo di leggere il mondo degli azande, quello che Pritchard chiama "quadro di riferimento culturale", si rivelano del tutto chiare e razionali.
Dr. Elio Chiavassa
Psicologo/psicoterapeuta
Professore di Scienze umane
Nei confronti della magia gli studiosi di questo settore consigliano di adottate un atteggiamento di apertura mentale che consente di comprendere le esperienze dei nostri simili anche in culture diverse dalla nostra.
Un esempio molto significativo in questo senso, proviene da un settore di conoscenze abbastanza recente, l'antropologia culturale che inizia ad essere una scienza umana verso la fine del XIX sec (diciannovesimo secolo: 1800).
A proposito di magia, un certo Evans Pritchard, un antropologo inglese, negli anni Trenta, compi' degli studi sulle credenze degli azande, popolazione del Sudan meridionale e riuscì a mettere in luce il fatto che questi popoli riportassero ogni accadimento nella loro vita quotidiana a spiegazioni che rimandavano alla magia e alla stregoneria. Queste spiegazioni che appaiono alla nostra cultura oltremodo strane e forse, per certi versi, anche strampalate, in realtà, alla luce del modo di leggere il mondo degli azande, quello che Pritchard chiama "quadro di riferimento culturale", si rivelano del tutto chiare e razionali.
Dr. Elio Chiavassa
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martedì 9 aprile 2013
Post CENNI STORICI Dott.re Chiavassa
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